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Le metastasi ossee

Cosa sono:

Le metastasi epatiche sono neoplasie maligne formatesi nelle ossa che hanno come iniziale causa la insorgenza di tumori primitivi in sedi differenti dalle ossa stesse.
In pratica le metastasi ossee sono il risultato di una migrazione delle cellule neoplastiche che partono dal tumore primitivo, che raggiungono l’osso e che qui proliferano.
Questo processo avviene relativamente di frequente nel caso del cancro del seno, della prostata,  dei polmoni, della tiroide e dei reni, ma può verificarsi anche nel caso di altri tumori maligni. Prevalentemente le metastasi si localizzano nella colonna vertebrale, nel bacino e nelle coste.
In una prima fase le cellule neoplastiche vengono liberate dal tumore primitivo ad uno stadio precoce, dopo di che vanno a localizzarsi in nicchie dei vasi sanguigni dove possono morire oppure possono rimanere in uno stadio “inattivo” per un certo periodo di tempo che può durare anche alcuni anni, per poi riattivarsi.
In un secondo stadio le cellule tumorali ormai riattivate cominciano ad aprirsi un passaggio attraverso la parete dei vasi e il tessuto adiacente.
In una fase successiva, la terza, le cellule neoplastiche cominciano ad espandersi in direzione dell'osso.
Nel quarto stadio della evoluzione delle metastasi ossee le cellule tumorali si stabilizzano sulla superficie ossea e stimolano la produzione di tessuto connettivo e di vasi sanguigni.
Il quinto stadio corrisponde alla formazione della cosiddetta micro-metastasi. Esami radiologici quali la tomografia assiale computerizzata (TAC) o la risonanza magnetica nucleare (RMN) sono in grado di rilevare la presenza di queste neoplasie che abbiano una dimensione di almeno 3mm.
A questo punto la micro-metastasi comincia a diffondersi ed a distruggere progressivamente la struttura ossea. Questi danni sono la diretta conseguenza dell’alterazione dell’equilibrio naturale di distruzione e produzione di cellule del tessuto.
A seconda che la distruzione delle cellule (attività degli osteoclasti) sia più veloce o più lenta della produzione (attività degli osteoblasti), si possono avere metastasi litiche (cioè che indeboliscono la struttura ossea fino a comprometterne la stabilità) o blastiche  o osteoaddensanti (dove l’osso neoplastico è più duro di quello sano).

I sintomi:

Le manifestazioni della presenza di metastasi ossee possono essere molteplici:

  • Fratture ossee, conseguenza diretta dell’indebolimento della struttura ossea.
  • Dette fratture si possono produrre anche in caso di minimi carichi o come conseguenza di urti molto lievi
  • Dolore osseo, sia a riposo, sia in movimento
  • Manifestazioni neurologiche quali paralisi e perdita di sensibilità come conseguenza diretta di eventuali cedimenti dei corpi vertebrali
  • Disturbi dell’emopoiesi a causa della compressione del midollo osseo emopoietico
  • Astenia, emorragie ed infezioni
  • Diminuzione della capacità di movimento
  • Aumento del livello di calcio nel sangue (ipercalcemia) causato dalla aumentata attività degli osteoclasti
  • Depressione ed altri disturbi di natura psichica, nausea, vomito

Le terapie

L’obiettivo principale delle terapie è quello di alleviare i sintomi sopra descritti, in paricolare quelli legati alla diminuita stabilità strutturale. In particolare ci si propone di:

  • Ripristinare la stabilità strutturale delle ossa danneggiate
  • Risolvere o, almeno, ridurre i danni o le compressioni di strutture neurologiche come il midollo per ripristinare una corretta funzionalità
  • Alleviare il dolore se presente

Le pratiche terapeutiche possono essere di diversi tipi:

  • Somministrazione di bifosfonati: questi sono farmaci molto utilizzati per il trattamento delle metastasi ossee. Tra questi si possono citare principi attivi come il clodronato e l'ibandronato. I bifosfonati si legano al calcio nell'osso, riducono il numero degli osteoclasti e ne ostacolano l'attività.
  • Radioterapia: ha effetto su circa il 50% dei pazienti in termini di riduzione del dolore. Si basa sul principio che le cellule neoplastiche reagiscono peggio di quelle sane al danno che deriva dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti.
  • Chemioterapia: si utilizzano gli stessi principi attivi usati per il tumore primitivo. Uno dei problemi legati alla chemioterapia è la tollerabilità, di solito minore che nel caso dei bifosfonati.
  • Chirurgia: se la presenza della metastasi ossea implica il pericolo di una imminente frattura delle ossa lunghe o delle vertebre, o nel caso tale evento si sia già verificato, la struttura ossea necessita di una stabilizzazione di tipo chirurgico. L'intervento chirurgico può essere deciso anche in caso di compressione del midollo osseo con compromissione della mobilità articolare. L’intervento chirurgico, infine può avere come scopo la rimozione della metastasi ossea; in questo caso si rimuove sempre anche un margine di osso sano di adeguate dimensioni,al fine di ridurre il rischio di recidiva locale.

Le tecniche alternative alle metodiche tradizionali:

Tra le tecniche sviluppate come alternativa, la termoablazione mediante radiofrequenza attualmente rappresenta una pratica fortemente emergente. Questa consiste nella distruzione del tumore mediante innalzamento della temperatura in corrispondenza del tumore stesso mediante l’uso di un ago elettrodo inserito di solito per via percutanea.
I grossi vantaggi di questa pratica risiedono nel fatto che si tratta di una metodica mininvasiva, facilmente tollerabile e con minimo impatto per il paziente, metodica che permette nella maggior parte dei casi la totale scomparsa o una riduzione significativa del dolore nella zona trattata in un lasso di tempo molto breve.
La radiofrequenza è di solito praticata sotto guida TAC o, in alcuni casi, anche sotto guida ecografica in anestesia locale e blanda sedazione. Nel caso di metastasi ossee dolorose localizzate in vertebre a rischi di cedimento, la radiofrequenza può essere attuata in combinazione con la vertebroplastica con cemento e/o stabilizzazione chirurgica.
La radiofrequenza per la palliazione del dolore da metastasi ossee non preclude il ricorso in tempi strettissimi alle altre tecniche tradizionali sopra citate.
L’unico vero limite della radiofrequenza risiede nel fatto che, a causa del meccanismo di diffusione del calore e a causa della struttura stessa degli aghi elettrodo utilizzati, con questa metodica possono essere trattate solo le metastasi litiche. A dire la verità, sono state trattate alcune metastasi osteoaddensanti con successo,  ma si è trattato di casi molto particolari.